lunedì 30 novembre 2009

l'imitazione dell'imitazione ....

Spesso mi chiedo quanto conti la perfezione dell'immagine in fotografia, o meglio quanto la qualità dell'attrezzatura utilizzata influenzi la lettura di una foto, quanta qualità sia necessaria per trasmettere un' emozione o descrivere un istante.
Negli ultimi 2 anni ho sperimentato diversi metodi per simulare gli errori delle vecchie macchine fotografiche, o meglio di alcune vecchie macchine fotografiche,

perchè dopo aver visto una mostra al museo della fotografia Alinari qualche anno fa, ho capito che alcune attrezzature , in uso negli anni '40 '50, con supporti fotosensibili che adesso non esistono più , sono ancora considerate il massimo della qualità. Se vedeste quanti microscopici dettagli compaiono anche visionando degli ingrandimenti a 10cm di distanza... non so quante centinaia di megapixel occorrerebbero ad una moderna reflex digitale per arrivare ad esempio al dettaglio di una pellicola 6 x 9, la stessa che monta la Mamiya di mio padre...
ma non è questo di cui voglio scrivere oggi... oggi voglio parlare di quel movimento di artisti che intorno agli anni '80 si allontanò volontariamente da tutto quello che rappresentava la qualità assoluta di un'immagine: fotografare utilizzando attrezzature dal costo ridicolo fu la prima mossa.
La Polaroid 600 era proprio quello che ci voleva... economica , con qualche decina di dollari te la compravi... le pellicole erano autosviluppanti e fornivano già un prodotto finito senza avere l'obbligo di possedere una camera oscura... attenzione a non sbagliarsi... polaroid 600 , cioè quella famiglia di macchine polaroid economiche con le lenti in plastica che utilizzava le pellicole a 600 asa, da non confondersi con le prime polaroid che utilizzavano le pellicole a 200 asa, lenti in vetro ed erano dei veri gioielli di tecnica e qualità, ma l'immagine era appunto troppo buona...curioso fu invece l'utilizzo di una macchina giocattolo di costruzione cinese che fu chiamata Holga.
I cinesi a quel tempo non è che fossero così bravi con le materie plastiche e così questa macchinetta giocattolo presentava delle piccole imperfezioni nelle accoppiature delle plastiche che ad esempio chiudevano la pellicola e che quindi generavano delle strisciate di luce sul negativo già prima che venisse impressionato dallo scatto.. imperfezioni casuali, a seconda di come si impugnava o stringeva poteva entrare più o meno luce... per ovviare a ciò alcuni ancora oggi vendono questa piccola macchina con un rullino di scotch da applicare a piacimento per chiudere o meno le infiltrazioni... anche qui un chiaro segno di come si stia cercando di creare un prodotto diverso, una sorta di rifiuto della perfezione.. perfezione intesa come tutto è identico , tutto è uguale, facciamo tutti le stesse identiche foto.
Un'altra caratteristica di questa macchina giocattolo è la sua lente, in plastica... senza schema ottico plurilente in gruppi come i comuni obiettivi delle reflex ma anche delle comunissime compatte... infine come non parlare della quasi totale mancanza di regolazioni e la caratteristica di montare pellicole 6x6 ?
Si sa che i 2 oggetti di culto per i fotografi professionisti furono le gloriose Hasselblad e Rolleiflex, l'esempio per antonomasia di tecnica applicata all'immagine, entrambe montavano guardacaso pellicole 6x6... quindi quale miglior macchinetta-giocattolo poteva sfidare i mostri della perfezione se non la Holga che utilizzava lo stesso supporto?
Nessuna delle foto che sto per mostrarvi è stata fatta con una Holga perchè sinceramente non ho proprio voglia di ricomprare pellicole, rimetter su una camera oscura come quella di mio padre e spendere centinaia di euro respirando pure i fumi degli acidi di sviluppo, senza contare l'inquinamento...




.....insomma non ho proprio una stanza da dedicare allo sviluppo.. ovvia... eppoi oggi abbiamo altri mezzi a disposizione per allontanarci dalla perfezione "omologata", abbiamo la postproduzione digitale che ci permette di simulare ogni caratteristica dei vecchi film. Quindi perchè non ricreare un effetto simile con programmi di fotoritocco o applicando una lente per degradare l'immagine davanti all'obiettivo di una costosa reflex o una economica compatta? Questa si che è una bella presa in giro...
Vignettatura marcata, nitidezza ai bordi del fotogramma ridicola, errori di sviluppo, crossprocessing e perfino i peluzzi nella baciella che si attaccano alla carta... tutto facilmente riproducibile, esistono dei plugin che fanno quste cose...
Io sono convinto che quelle che vedete sul web in questa pagina, proprio adesso davanti ai vostri occhi, essendo già in formato "digitale", e cioè immagini convertite in dati, siano indistinguibili da qualsiasi altra immagine a pellicola, e questo perchè se dovessi rendere visibile sul web una foto da negativo o positivo la dovrei a sua volta riconvertire in formato digitale tramite scansione... ed è proprio questo il nocciolo della questione, quello che figura sul web non è privo di manipolazione digitale, quindi , a meno che uno non mi chieda i negativi queste foto potrebbero essere state prodotte da una vera Holga o da una polaroid...
Per farvi ben comprendere come si possa simulare una polaroid ho semplicemente effettuato un confronto fra una vera polaroid scattata da me con una spirit 600 e una foto scattata sempre da me con una Fuji s5 , originariamente perfetta, senza dominanti e distorsioni, elaborata per rendere lo stesso effetto.




giudicate voi.......







Se non volete usare photoshop potete sempre provare un programma freeware che si chiama poladroid che in un tempo che è simpaticamente uguale al tempo di sviluppo delle istantanee americane vi trasforma qualsiasi vostra foto in una polaroid... il risultato non è per niente male...

Passiamo a qualche esempio di imitazione Holga o effetto Pinhole.. conoscete vero le macchine fotografiche con un buco al posto della lente? Applicando una lente che ho trovato davanti ad un 50mm F1.4






o utilizzando solo le funzionalità di photoshop








sabato 28 novembre 2009

Il Padule di Fucecchio, un mondo di fiaba

Mi metto in testa di organizzare un'uscita fotografica verso il Padule di Fucecchio... mi studio bene il percorso la sera prima... la mattina sveglia alle 5 , colazione veloce carico l'attrezzatura in macchina, imposto il GPS e parto...
Ero partito presto ed ero arrivato là che era ancora buio, solo io e qualche ululio di lupi... un freddo cane, nessuna luce accesa, solo la luce della portiera della macchina per illuminare i sedili dove ho appoggiato l'attrezzatura... mi metto due paia di calzini, i gambali impermeabili fino alle ginocchia... esco, il fumo che esce dalla bocca, cammino e sotto ai piedi sento scricchiolare l'erba ghiacciata.... mi sento bene, euforico, così come dev'essere all'inizio di un'avventura... solo io, la mia nikon e la natura...



ad un tratto con le prime luci dell'alba si alza la nebbia, non si vede niente per più di un' ora.... mi immagino come dev'essere stato quel posto negli anni passati quando l'elettricità non era ancora arrivata , solo il fuoco del caminetto di un rifugio in mezzo al bosco....



l'attrezzatura dopo appena mezz'ora era fradicia ma devo dire che il materiale che avevo era veramente eccellente ed ha resistito all'umidità in modo impeccabile.. vi basti sapere che la reflex grondava letteralmente ed ero costretto spesso ad asciugare le gocce che si erano addensate sulla grossa lente frontale del 14-24 nikon... un consiglio... se non avete attrezzatura adeguata , lenti e corpi macchina con guarnizioni , evitate di andare in questi posti quando ci sono queste condizioni atmosferiche, potreste rimetterci diversi eurini..
Poi all'improvviso, veloce come era venuta, la nebbia se ne va, esce il sole, lo vedo spuntare tra gli alberi...
cammino con i piedi per metà nell'acqua , dopo poco sono già ghiacciati nonostante i doppi calzini......... vedo in lontananza il sole che prova ad uscire tra i fusti degli alberi.....ma questa è magia.... uno degli spettacoli più belli che abbia mai visto.... presto, presto il treppiede... ma affonda per mezzo metro nella melma, poi ad un tratto si stabilizza, ha toccato il fondo.... senza parole osservo l'alba , un sussulto al cuore, mi rendo conto di quanto sia magnifica la natura incontaminata, nella sua semplicità, quei raggi di sole sono la vita di questo ecosistema meraviglioso e delicato.







l'acqua è ad un centimetro dal limite superiore dei gambali, mi sono spinto fino all'estremo, oramai non sento più i diti dei piedi, cerco di togliere il treppiede che si è incollato al fondo e senza far cadere l'attrezzatura... infreddolito penso che sono già soddisfatto potrei tornare a casa e godermi queste immagini ... ma se dopo pochi metri ho visto questa meraviglia, chissà cosa troverò più avanti... cerco di pensare ad altro, mi fermo un attimo ad asciugare lenti e corpo macchina... mi tolgo i gambali , mi metto seduto e stringo i piedi nelle mani che sono le uniche estremità del corpo con un po' di sangue ancora caldo per via dei guanti massicci.... tocco il cielo con un dito... il freddo non mi fermerà... chissà cosa c'è in questo mondo di fiaba...
Così come Alice nel paese delle meraviglie mi rimetto in cammino lungo le sponde del padule...
E così fu che entrai nella foresta magica dove gli alberi hanno la forma delle lettere...


e , in mezzo all'acqua, c'è una casina dove vive l'orco che non sa nuotare... che per fortuna esce solo quando non piove e l'acqua è bassa , bassa che non gli arriva all'uscio....




ma come posso fare a spingermi oltre... un cacciatore generoso mi viene incontro e mi offre un'imbarcazione e un bastone per darmi la spinta...




prendo il largo e si mostrano nuove prospettive... cerco di alzarmi in piedi e rischio di ribaltarmi subito... ve lo immaginate un tuffo nell'acqua fredda con tutto il corredo ?
.......altro che orco che t'insegue... capisco presto che il segreto per non cadere su queste imbarcazioni è stare bassi, quatti, quatti...

...mi sto avvicinando alla casa dell'orco... le carcasse delle barche davanti a me sono il chiaro segno che qualche sfortunato è passato di qua ed è stato mangiato vivo (!)....


....ad un tratto sembra che gli alberi allunghino i rami verso di me, presto devo fuggire, l'acqua si muove....




...rema,rema,rema.... mi sono allontanato abbastanza , la foresta magica è là ormai lontana....







Il sole è uscito e tutto s'illumina , l'aria si fa più calda e anche i miei poveri piedini all'asciutto cominciano a irrorare sangue caldo ai diti ....

è l'ora di tornare indietro , sarò costretto a passare di nuovo vicino alla casa dell'orco, così lo posso spiare da lontano con lo zoom...



tutto tranquillo.... il cielo è azzurro, ormeggio la barca e me ne torno a casa un'altra avventura si è conclusa....



attrezzatura utilizzata :
nikon D700
nikon 14-24 F2.8
nikon 24-70 F2.8
nikon 70-200 VR F2.8
adobe Photoshop lightroom per lo sviluppo e la postproduzione.

venerdì 27 novembre 2009

Torre del lago

La compatta della panasonic e un po' di "interpretazione" in chiave old film.


































giovedì 26 novembre 2009

Agliana, Parco Pertini, Particolari








Agliana, Parco Pertini, particolari

il Gesù dell'Agnaccino (un estratto dal libro di Sauro Sardi)

La Bure. Così si chiama il torrente che delimita il confine tra i comuni di Agliana e Montale. A vederlo, pare impossibile che abbia potuto offrire, oltre al suo odore di menta selvatica, lo spunto buono per una storia.
L’autore di questo racconto è nato proprio lì, in quel posto verdastro al tramonto, verdastro al mattino. Una fila di case a strapiombo su quelle acque chiare in estate, torbe in inverno.

(una Madonnina vicino all'argine di un torrente, Pistoia, foto Giacomo Sardi)
Devo dire, per la precisione, che vi nacqui una domenica di dicembre e dovetti sgusciare repentino poiché mi misero subito fretta: «…oggi è S. Lucia... iI giorno più corto che ci sia…»
Così dissero le donne accorse a legarmi alla meglio l’ombelico. Era una delle tante credenze popolari,buone solo a far combaciare la rima.
Dai vetri di quelle finestre, mia nonna giurava d’aver visto Caino scendere dalla luna a cercare chissà quale argento sulle squame dei pesci. Brillare alla luna e friggere nella padella di casa nostra fu tutto un destino.

Le storie dei vecchi e il silenzio dei canneti, aspettando il fischio improvviso del treno, un colpo di vento, per guardare lo scialle delle donne che volteggiava imperioso nell’aria, a coprire le spalle. Il sibilo del vento ha sempre accompagnato le storie narrate ai piedi delle Case Alte. A volte, le voci narranti si interrompevano, le trame perdevano il filo quando le canne vecchie vibravano e stendevano il loro lamento come una vena d’aria tagliata. La sirena delle due fornaci faceva girare lo sguardo verso le ringhiere che ornavano la Villa dei Gatti. “…Sono le ugole dei mattoni che urlano dentro ai forni.” Così dicevano i vecchi, asciugando il tempo che usciva dai loro occhi a cercare i miei, per vedere di quanto stupore si accendessero.

Ascoltavo, mi chiedevo chi mai, oltre me, avrebbe creduto che lo zingaro dal becco fino avesse due coniglie; una dalla bella voce, una muta, ma con le ali di tortora. E chi mai, oltre me, avrebbe creduto alla storia di quell’uomo vestito di bianco, che, una notte, attraversò le acque del torrente in piena, proprio lì, in quel punto. Alla curva dell’Agnaccino.
Chi mai, oltre me, io mi chiedevo.

(Agliana, una mattina d'inverno,foto Giacomo sardi)
Ascoltavo e intanto le acque della Bure cambiavano di colore e diventavano sempre più basse, più strette. Certo, il Tagliamento, le gole innevate della Carnia, potevano restare in posa o muoversi, tanto per il mio genere di inquadrature non era una questione di mano ferma.
E così, aggiunsi a quelle acque basse alcune immagini scosse, in movimento, a luce morta e radente. Camminavo e inquadravo, con pellicola, senza pellicola. Lontano dai grandi fiumi del Nord i miei piedi affondavano in quel torrente frequentato da un ragazzo col naso di gomma, e dove, appare “Il Gesù dell’Agnaccino”. Intanto, l’inverno preparava per i miei appunti l’aroma di quei fiori di rape, il vento degli Stradelli, il rumore ovattato delle tegole che a volte, io lo sapevo, riparavano il nido dei passeri dietro la canna fumaria.
Agliana fu terra di tessitori e cantastorie. Nobile nel cantare a schiena curva. I pochi galli rimasti ai contadini furono svegliati di soprassalto dai primi colpi di telaio, in Via del Serragliolo.
Agliana, snella e mattiniera, col suo pane arrostito sui fornelli e la parlata che sa di sigarette spente e riaccese. Forse, frammento, nelle proporzioni. Sui fianchi, i gomiti di Quarrata e Montale, le estremità guardate ad Ovest dalle magnolie dei Pistoiesi, ad Est, dalle fabbriche dei Pratesi. E pur modeste, anche se asciutte, le montagne dell’Acquerino.
I temporali che impressionavano la pellicola puntata sulle rive del Tagliamento mi avrebbero illuminato di più ma erano lontani e, in ogni caso, anche la Bure meritava la sua porca inquadratura, solo che era tutto più piccolo, più breve. I miei temporali, quelli che da Viareggio varcavano i monti del Serravalle venivano stroncati dalla maldicenza con le prime gocce cadute su Spedalino: “Temporali e puttane vengono sempre da Pistoia”.
La Bure. I ciottoli dove ho imparato a bogare prima che a camminare. Eppure, a guardarti bene, io mi dicevo, a seguitare a piedi sul muro sconnesso che dalla Via Provinciale mira verso la curva dell’Agnaccino, come torrente sei giusto, nelle sponde. Ad ogni via un cammino, ognuno il suo andamento a correre nel largo o nello stretto. Difficile, per quel fosso che teme il confronto con la portata dei grandi fiumi, mettere in mostra gli appunti, le storie legate al suo passare nei canneti.
Agliana fu terra di gente che ebbe troppo o poco coraggio. E ancora oltre, ma legata a quelle storie si affaccia la mia ricognizione. O se volete, un racconto, per metà soffiato dal vento degli Stradelli. .

Ho visto Agliana bestemmiare ai cavalli che tornavano da Prato, a carro vuoto e senza tela da tessere. I nomi scritti malamente sopra i subbi nudi, urlati da una finestra all’altra, mentre il barroccio passava per la via, le donne ai vetri si bagnavano i polsi sulle gote. A pranzo, due tasche piene di radicchio e, per la cena, un velo d’olio di sansa sul pane di “Tripoli”. Un velo d’olio: come buttare un’occhiata di sfuggita e ritirare subito lo sguardo. Chi non ha visto frenare l’olio sul pane, ha perso la prima mossa nell’arte della vita. Un velo d’olio e poi, digiunare a Pasqua, con la scusa d’aver mangiato troppo per Natale. Coi morsi dell’orgoglio negare quelli della fame, mentre la piena ti strappava via di mano l’orinale, lo sguardo a seguire, era quello di chi vede annegare un figlio in mare.

Agliana con poche cose sue e troppe quelle che vorrebbe avere, compreso un paesaggio alpino, un fiume da renai e una pagina nel calendario dei macchiaioli. Il cielo a pennellate, i campi abbozzati da una spatolata di verde. L’estro che schizza via di mano e la ritrae gonfia di ricchezze patinate. Ride quando si mette in posa ma è triste, nel verso asciutto del poeta che, a fiasco in mano, mesce alla luna un vino di terre alluvionali, di gradazione bassa ma dal colore che cangia di bietole tallite. I macchiaioli non videro la curva dell’Agnaccino, ma io sì, io ci son nato e, scrivere di questi luoghi, ora, è un po’ come tornare su quella giostra che mi ricorda giugno a scarpe in mano, dopo una primavera sciupata da un inverno esagerato.

E mentre il cielo scoppiava di fuochi artificiali, un calcio ad una pietra cresciuta nella terra, in compagnia di chi canta per svago o per farsi sentire a bicicletta in mano, per la via, padroni dell’ultimo sbadiglio della luna.

Space Dog


the Space Dog in via Mallemort appena aperta, Agliana.
Benny è morto il 19 giugno 2009 , eutanasia.

Portami davanti al mare (parole di Sauro Sardi)

(foto giacomo sardi)

Vai, Rosa, portami davanti al mare
fammi toccare il porto
dell'universo.
Fammi sentire il vento che gonfia
le vele che vanno, le vele che tornano.
Portami dove il sale
colma le orme delle meduse.

Vai, Rosa, dimmi se l'onda è chiara
o se punta la riva, scapigliata
come chi bussa all'uscio e si dispera
della sua forza che cresce
e cala come un sole che affonda
nel sangue dell'orizzonte.

La Fuji s5 in azione la mattina presto.

in un freddo mattino d'inverno mi sono recato , con tanto di sacchetti ai piedi, in un bacino , vicino casa mia, un luogo che cambia velocemente aspetto a seconda della quantità di pioggia che cade in quella zona.
Avevo montato la Fuji s5 su un treppiede , con me il 12-24 F4 nikon e il 70-200 F2.8 vr nikon.
Imposto la funzionalità RAW, per poter recuperare le eventuali alte luci mancanti negli scatti controsole... in modalità RAW questa macchina, grazie al suo particolarissimo sensore, permette di recuperare fino a 4 stop reali contro 1,5 che si recuperano di solito con le altre reflex.
La fuji ha dotato questa macchina anche di una configurazione on camera detta "velvia F2" , la storica pellicola della Fujifilm dedicata alla foto paesaggistica, che aveva la caratteristica di saturare maggiormente certe tonalità di verde, rosso e blu.
i colori e la profondità degli stessi è davvero uno spettacolo entusiasmante... peccato che i file siano 25mb di grandezza e che i dettagli in realtà siano paragonabili ad una 8mp visto che vengono riprodotti mixando un sensore da 6mp ma con 2 fotositi per pixel, uno di questi dedicato esclusivamente alle alte luci.
E' veramente fantastico notare come cambino le sfumature del cielo a seconda della posizione del sole..














mercoledì 25 novembre 2009

Quello che non ti aspetti... Panasonic FZ 28/38

Negli ultimi anni ho accumulato un bel po' di attrezzatura fotografica, di ottimo livello, si potrebbe dire che per quanto riguarda la fotografia reflex ho attualmente le migliori lenti sul mercato vendute da nikon, materiale professionale e accoppiato ad un corpo full frame come la d700 , la resa è davvero ottima.
Il problema è che la qualità ha un costo ma ha anche un peso... e notevole...
Il minimo necessario per avere un corredo da viaggio che non ti faccia pronunciare la famosa frase" cavolo ma se me l'ero portato" è composto da un corpo macchina e due lenti, un grandangolare, nel mio caso il 14-24 f2.8 nikon e lo zoom tuttofare 24-70 f2.8 nikon, stipato a fatica in una borsetta dove non può mancare il caricabatteria, le compact flash e la seconda batteria.
Peso >6 kg .
E uno dice: "E allora uno potrebbe anche andarsene in giro col normale e un corpo macchina..."

si ok ma... si in effetti una sola focale a volte non è molto creativa... eppoi vuoi lasciare a casa tutto quel ben di Dio? ... E la frase. "cavolo! lo sapevo mi ci voleva il grandangolone!!"

Ma se vi dicessi che con una compatta si potrebbero fare scatti incredibili e addirittura anche filmati in alta definizione?

Bè a Luglio 2009 , dopo aver letto tutto quello che c'era da leggere su questa tipologia di aggeggi, compresi ogni tipo di test , recensioni e prove,entrai in possesso di una panasonic FZ28 Lumix.



Adesso c'è un nuovo modello appena uscito, la panasonic FZ38 Lumix che monta lo stesso obiettivo, un superzoom udite, udite 27-486 mm f2.8-4.4 progettato niente popò di meno che da Leica...



12 megapixel, doppio stabilizzatore , un elettronica sofisticatissima , pensate che riconosce i volti delle persone in fase di ripresa... si ok molte lo fanno, ma questa ha un suo database interno dove posso registrare i volti , dare un nome, un'età e una precedenza nella messa a fuoco in fase di scatto ... e funziona pure!
Ora non è che vi voglio dire che si può sostituire una reflex... per carità... ma avete presente cosa significa avere per le mani uno scarabocchietto di macchina del peso di 300gr che vi zoomma a 486mm f4.4 (35mm equivalente!) e un attimo dopo vi fa una sgrandangolata a 27mm f2.8 e un attimo dopo ancora vi fa una macro con la lente praticamente attaccata ad una ragnatela di un ragno grosso come un granello di sabbia???
Che dire.. non è tutto oro quello che luccica... se avete la necessità di scattare ad alti ISO lasciate perdere... oltre 200 è accettabile... oltre 400 non se ne parla... almeno per quanto mi riguarda.. e vi dirò son parecchio pignolo..
Se però avete una discreta conoscienza di lightroom/photoshop e dei plugin per l'elaborazione dei file RAW (si perchè questa scatta in Raw come le reflex, mi ero scordato di dirvelo) come ade sempio i filtri per eliminare il rumore , bè il limite di 400 iso rimane , ma è tutta un'altra storia...
Non entra in una tasca come una supercompatta, ma santa miseria qui avete un corredo fotografico che per avere un equivalente "reflex" in lenti ci vorrebbe un 10000 euro e 20kg di peso...
Tutto al costo di 350 euro circa...
I video? Fantastici... semplicemente fantastici registra in AVCHD Lite 720(risoluzione verticale) a 50fps...
Adesso passo una carrellata di scatti effettuati con la fz28 , da 10mp e la fz38 a 12mp... elaborati a mio gusto usando a volte solo Photoshop lightroom e le sue innumerevoli possibilità di regolazione applicate al file RAW originale... un consiglio il jpeg lasciatelo stare , non so perchè ma spesso è pieno di artefatti e questo è un peccato , probabilmente l'elevata compressione dei file è stata decisa a livello di marketing, utilizzo del prodotto da parte di fotografi meno esperti...
Cliccate sopra le foto e controllate la quantità di dettagli, vi si aprono ridimensionate per il fullHD a 1080 di verticale....

il cimitero dei treni della mia città...





mercoledì 28 ottobre 2009

Videoproiezione Fotografica

il 12 novembre grazie all'interesse del Photoclub Mugello terrò una videoproiezione fotografica del mio viaggio a Cuba del 2008 presso la sala grande del centro incontri in piazza Dante alle 21,15 a Borgo San Lorenzo.